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Biblioteche di Genova  »  Intervista a Lele Luzzati
De Amicis

Intervista a Lele Luzzati

“Saper leggere le finestre...”
di Francesco Langella e Emilio Vigo

“La mia infanzia è stata assai felice: mi piaceva inventare storie,disegnare, pasticciare con carta,colori e burattini..."

Così Lele Luzzati parla di sè e delle sue più remote radici emotive e professionali nell'articolo ‘Luzzati parla di Lele’, pubblicato su L.G. Argomenti nel numero 3 del 1981.

Ancora oggi è possibile cogliere questo atteggiamento autenticamente bambino che caratterizza tutta la sua poliedrica produzione artistica.

Uomo di teatro, nel senso più autentico del termine (decoratore, scenografo, costumista), creatore di formidabili filmati di animazione, pregevolissimo ceramista e, non ultimo, prolifico illustratore e autore di felicissimi libri per l'infanzia.

Più di altri, Lele Luzzati in questi anni ha attraversato i mondi dell’immaginario infantile lasciando un segno magico che inconfondibilmente connota uno stile ed un gusto di rara efficacia e preziosità.

I suoi personaggi, dai Paladini ai prediletti Pulcinella e Papageno, hanno assunto il ruolo di preziosissimi Anfitrioni per intere generazioni di bambini nei mondi incantati della narrazione, dalle fiabe di Carlo Gozzi, agli universi musicali della più nobile tradizione operistica.

È sulla base di queste suggestioni che apriamo una chiaccherata con Lele, ritagliando, con la sua garbata complicità, uno spazio aperto di riflessione che, oltre le abituali formalità di un'intervista di routine, offra ai lettori di L.G. Argomenti un'inedita occasione per accendere il riflettore della curiosità sull'opera e sul lavoro di un grande artista.

- Nel “De Bibliotheca” Umberto Eco immagina una biblioteca ideale, lo stesso fa Borges immaginandola come un labirinto quasi inavvicinabile. Se Lele la dovesse rappresentare con un disegno, con un'illustrazione, con quali segni la immaginerebbe? Con quali colori?

"Nella mia memoria di lettore e frequentatore di biblioteche, affiorano ricordi che rimandano ad ambienti assai tradizionali.Biblioteche grandi, scure e silenziose. Un’immagine per cosi dire, severa, che incute un poco di timore reverenziale.
Di converso però, in questi anni ho visitato un gran numero di biblioteche per ragazzi, tutte caratterizzate da una festosa vivacità degli spazi e degli arredi, coniugata poi con un gran fervore di attività e proposte.
Ecco, il tema fondamentale è proprio quello di rendere tutte le biblioteche piacevoli e festose. La gradevolezza degli spazi, in primo luogo e poi la disposizione ottimale dei libri. Anziché la collocazione per costa negli scaffali, sarebbe di gran lunga preferibile disporre i libri in modo tale da rendere visibili le illustrazioni delle copertine - non a caso sono un illustratore -.
La biblioteca dovrebbe essere un luogo aperto, accessibile non solo a studiosi e ricercatori, ma vero e proprio emporio della cultura, dove si possa accedere anche per curiosità, per trascorrere alcune ore, tra libri, giornali e riviste, come avviene ad esempio in alcune moderne e affollatissime librerie del centro.
E ancora, credo che non possa e non debba esistere un unico modello di biblioteca.
Luoghi diversi, spazi diversi - città diverse - caratterizzano necessariamente e fortunatamente biblioteche altrettanto diverse tra loro.
È importante, valutare ed interpretare adeguatamente i singoli contesti. Ad esempio, una delle prime cose che bisogna fare quando dobbiamo decidere quale colore utilizzare per un interno, è quello di affacciarci alle finestre.
Saper leggere attraverso i vetri delle finestre il paesaggio, l’ambiente, i colori e gli umori che ci circondano, è l’operazione fondamentale per poi riuscire a trasferire questi dati all‘interno, costruendo un amalgama di coerenze, rapporti e relazioni tra l'esterno e l’interno.
Così come i bibliotecari devono essere in grado di capire i loro lettori, ascoltando i segnali che in modo più o meno esplicito da loro arrivano, chi progetta una biblioteca deve essere in grado di leggere ciò che l’ambiente, trasmette, in tutta la sua complessità di segni e realtà.”

- A proposito di complessità, Lele può essere considerato una sorta di pioniere della multimedialità.
Scenografo dal 1945, pregevolissimo ceramista dagli anni '50, negli anni ’60 ha inaugurato una fervida attività di creatore di film d'animazione e libri per l’infanzia in buona parte ispirati al mondo dell’opera musicale del 1700 e 1800.

"Alle origini del mio lavoro sta anzitutto un grande amore per il teatro, inteso come forma di spettacolo completo, luogo della simulazione tra gioco e realtà.
Non a caso la mia passione teatrale è nata fin da bambino dalla lettura di Sergio Tofano e dalle irresistibili filastrocche del suo personaggio Bonaventura.
É in questo ambiente, strettamente connesso al fascino della tradizione della commedia dell’arte e al mondo del teatro dell’opera, che sono nate sia le messe in scena, sia i soggetti e le illustrazioni che in tutti questi anni hanno accompagnato il mio percorso artistico.
La mia multimedialità è il linguaggio del teatro. Un gioco totale, un confronto quotidiano con il coraggio e la capacità di saper ascoltare i cambiamenti.
Tutte le cose hanno una stagione.
Passata una stagione ne inizia un’altra: la stagione della ceramica ad Albisola - ancora ricordo gli odori della vecchia fornace con il forno a legna - è ormai chiusa, cosi come è altrettanto chiusa per ragione di costi - la stagione del cinema d’animazione, oggi invece mi sta capitando di lavorare sempre più alla progettazione e alla realizzazione di grandi strutture-gioco per parchi di divertimento rivolti all'infanzia, come il Parco del Flauto Magico che sarà inaugurato nella prossima pasqua a Santa Margherita Ligure in provincia di Genova.
Ecco, forse la multimedialità risiede proprio lì, nel saper lavorare con approcci nuovi a progetti diversi, senza ripetersi e senza rinnegare la propria storia e le proprie convinzioni.”

- In questi lunghi anni, Lele ha avuto il privilegio di lavorare e collaborare con moltissimi autori. Tra questi, è stato particolarmente significativo il rapporto con Gianni Rodari.

"Di Rodari ho illustrato, con grande divertimento, alcuni libri di filastrocche, ma soprattutto ho avuto la possibilità di lavorare con lui al progetto ‘La storia di tutte le storie’ a La Spezia ed in una scuola di Roma.
Gianni era formidabile, appena arrivava in classe tutti i bambini, letteralmente lo travolgevano di domande e abbracci. Disponibilissimo, amava trattare i bambini da pari a pari, raccontando le sue divertentissime storie e aprendo immediatamente un dialogo franco e sincero con tutti loro.
Rodari è senza dubbio alcuno tra gli autori che più ho amato ed apprezzato, per quel gusto autentico, ed inconfondibile, di privilegiare il gioco e l’invenzione.”

- Ora una domanda sull'illustrazione. Quale futuro si profila per questa forma espressiva?

"In questi anni c'è da registrare un significativo ritorno di attenzione sull‘illustrazione: sempre più spesso troviamo ampio spazio dedicato ad essa su giornali a riviste.
Se mi è concessa una critica a buona parte delle scuole per illustratori, devo rimarcare che, al di là di una forse eccessiva cura della tecnica, ho la sensazione che purtroppo troppe volte ci dimentichiamo della natura dell’illustrazione in sé.
Illustrare è creare un rapporto, con un testo, con un autore, con dei personaggi. C'è una narratività dell’illustrazione, un raccontare con i segni e l’immagine - cosa che i grandi illustratori ovviamente fanno e sanno fare - ma che è terribilmente difficile da insegnare, da imparare e da saper trasmettere.
Dietro ogni illustrazione degna di chiamarsi con questo nome dovrebbe evidenziarsi, oltre che la tecnica, il fiato delle emozioni, le sensibilità più autentiche degli autori. Questo purtroppo non spesso accade e l’illustrazione si limita ad essere ricondotta a un semplice elemento decorativo.”

- Quali progetti giacciono nei cassetti del futuro?

"In primo luogo, coma già dicevo, sto registrando in questi anni una forte crescita delle richieste per la progettazione di strutture gioco e presepi, una sorta di scenografia da giardini che indica una forte sensibilità sul tema degli spazi ed in particolare sugli spazi all’aperto. È, credo, un segnale positivo che indica una rinnovata attenzione all'infanzia ed al gioco.
Dal punto di vista editoriale, quest’anno con Laterza editore, ripubblicherò un volume a me caro ‘Facciamo insieme teatro’, realizzato con Tonino Conte tanti anni fa ma che conserva tuttora una freschezza ed attualità ancora viva e pregevole. Un altro progetto che mi intriga assai è la realizzazione di ‘Alice nel paese delle meraviglie’, per conto dell‘editrice Nuages.
Proseguirà poi la collaborazione con Laterza, di cui ricordo la bella collana ‘Il pentolino magico’ e il recente volume di Andrea Giardina, la terribile storia di Nerone’.”

- Qual è il segreto del tuo modo di lavorare?

"Forse il segreto è quello di non avere segreti.
Vengo costantemente sollecitato da proposte, idee, progetti.
Questo fa sì che io sia spinto a mettermi in gioco quotidianamente, a pensare, a cercare, sognare. E dal sogno, coma accade in teatro, affiora sempre una nuova realtà trasformata e reinterpretata.”

-Per finire questa chiacchierata, ci piace ricordare la frase di Wim Wenders che in una recente intervista afferma: ‘Leggere è sempre speranza di leggere, se io posso permettermi di abbandonare un film a metà, con un libro ciò mi costa sempre fatica…’  Ti riconosci, Lele, in questa affermazione?

"Un libro non si pianta a metà, o meglio, un buon libro si legge ?no all'ultima riga, per poi magari riprenderlo, in tempi ed età diverse e riscoprirlo ancora come nuovo.
Leggere è un’avventura e le avventure, proprio perche ci piace pensare che non finiscono mai, vanno vissute fino in fondo."

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