Piazza d'Italia

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Biblioteca Berio
I/a.B.5533
Antonio Tabucchi
Feltrinelli
Lettori accaniti

Grazie Antonio, per questo e per tutti gli splendidi libri che ci hai regalato!

Esordio letterario di uno dei maggiori narratori italiani, ben noto anche a livello internazionale. Il sottotitolo ci avverte che si tratta di una Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un'appendice. Tabucchi percorre, attraverso le vicende di una famiglia toscana di forte propensione anarchica, la storia d’Italia, da Garibaldi al fascismo, alla sua caduta e alla nascita della Repubblica. Le vicende si svolgono in un non meglio specificato Borgo, situato ai margini di una zona paludosa, dove “essere poveri voleva dire tagliare cannelle di padule”.
Il racconto si apre con l’epilogo e si conclude con una scena che si riallaccia al suo inizio, quasi a voler tratteggiare un cerchio e simboleggiare così l’andamento ciclico degli eventi. Forse per meglio sottolineare questo aspetto i protagonisti portano da una generazione all’altra gli stessi nomi e presentano caratteristiche fisiche e caratteriali simili, che rischiano di confondere il lettore disattento.
In questo romanzo così avvolgente, pur nelle sue non molte pagine, spesso ironico e pieno di passione, quando non si combattono battaglie vere e proprie contro il governo di turno - o contro il nemico inventato dal governo di turno - si lotta per affrontare le difficoltà del vivere quotidiano.
Vengono delineati personaggi e situazioni indimenticabili: i due gemelli “di pelo rosso” Quarto e Volturno, esuberante, gagliardo e bello l’uno, e malinconico l’altro che, a causa del “male del tempo”, disegna figure nella cenere, autoreclusosi in un angolo della cucina; lo struggente amore d’Esperia per Quarto; Plino, che dopo aver subito l’amputazione di un piede durante la breccia di Porta Pia, lancia l’arto come fosse un sasso contro le mura dei giardini vaticani così da poter scrivere a casa “ho preso a calci Pio IX”; il gobbo Gavure che almeno da morto vuole essere “raddrizzato”, e più avanti Melchiorre che si iscrive al partito fascista ammaliato dalle canzoni di guerra “perché parlavano di uomini come avrebbe desiderato essere”, ma che non sarà mai.
Le donne, pur rimanendo ai margini della storia, hanno un ruolo fondamentale, coraggiose e determinate, capaci di sopportare il dolore e affascinanti portatrici di misteriche facoltà: attraverso imperscrutabili segni cercano di capire quel che avverrà, come quando sulle dita di Esperia si accendono fiammelle che illuminano la notte. Sono, come succedeva nelle famiglie nel passato, il centro inamovibile della ruota.  E se tutto gira intorno affannosamente - perché è la Storia che gira e porta gli uomini lontano a combattere le guerre decise dai potenti - loro restano solide a dare continuità alla storia (minuscola) della famiglia.
Tutto il libro è permeato da elementi fantastici che ricordano le atmosfere raccontate da Garcia Marquez: finestre che volano al pari di stormi, oppure don Milvio, il curato del Borgo, che, quando le SS bruciano la sua chiesa, decide di abitare in una caverna e di lui non si saprà più nulla di certo, ma si dice che viva in un mondo sotterraneo, e qualcuno giura di averlo sentito camminare sotto il pavimento di casa.
E’ un libro da leggere e rileggere, da assaporare: “Mamma, oggi non c’è niente da mangiare”, “Fa bene agli occhi”, rispondeva l’Esterina. Per lo spesso niente crebbero con gli occhi bellissimi, grandi d’acqua. [mm]
152 p.