Ai piedi del “macigno bianco”, montagna magica che riassume paradiso ed inferno (perchè il purgatorio è già vissuto dagli abitanti del territorio), fra i paesi di Rocca di Sasso, Roccapiana, Pianebasse nelle Valli Maggiore e Minore, si snocciolano le vite del maestro Prandini, di Anselmo detto Ansimino (che ha l’intelligenza nelle mani) e di una moltitudine di personaggi incredibili nella loro semplicità, magistralmente descritti dal genio di Vassalli a cominciare dai loro soprannomi che, in quei paesi, “sono una cosa seria” e che, nella loro essenza, diventano parte delle singole storie e, insieme, della Storia.
A fare da colonna sonora troviamo l’Internazionale, suonata dalla fisarmonica di Gino “Dindon” nella cena dei richiamati alla mobilitazione generale della grande guerra. Per loro, per attirare l’attenzione di Dio sulle loro vite e per propiziarne il ritorno, si adempie al voto solenne espresso in questa occasione e si costruisce la prima chiesa, piccola ma impreziosita dall’affresco della Beata Vergine del Soccorso dipinta dal maestro Gianin “Panpôs”(panesecco). Ma non torneranno tutti i giovani partiti, nè tutti interi, nonostante il voto sia stato rispettato. Le vite dei sopravvissuti lentamente si dipanano all’ombra del Macigno Bianco e i nostri personaggi, piano piano, lasciano il posto a nuovi protagonisti, a nuovi soprannomi. Fino ad un oggi irriconoscibile. Per raggiungere questo tempo si è dovuti passare attraverso l’epidemia di spagnola che mieterà più vittime della guerra stessa e la costruzione di una seconda chiesa innalzata dai reduci proprio di fronte all’altra. E, soprattutto, attraverso la seconda guerra mondiale...
Adesso, nei paesini ai piedi della montagna, è tutto cambiato: i nostri personaggi non ci sono più – come del resto non ci sono più nemmeno le due chiese, spianate per ricavare un posteggio a servizio della funivia e degli impianti di risalita. Ma Vassalli congeda i suoi lettori con una speranza: nelle valli e nel vento, ad ascoltare bene, si può udire una frase sempre uguale nel tempo e sempre diversa “domani, l’Internazionale sarà il genere umano”. Ci sarà da crederci? Non so, davvero non sappiamo dire. E’ comunque bello, e consolatorio, che ci siano ancora e sempre pagine da leggere, pagine da scrivere. [dm]
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