Con il sari rosa

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Biblioteca Berio
305.420954 PAL
Sampat Pal
Piemme
Lettori accaniti

E’ un racconto autobiografico, ma anche un saggio sulla questione di genere. L’incipit della narrazione è semplice. Una bimba è immersa per ore, con l’acqua alle ginocchia, nelle risaie dell’Uttar Pradesh, uno degli stati piu’ popolosi e poveri dell’India. E’ analfabeta ma é dotata di un’acuta intelligenza che si sposa ad un profondo senso della giustizia. Si chiama Sampat Pal. All’età di dodici anni viene data in sposa ad un uomo di dieci anni piu’ vecchio di lei e da quel momento la sua vita cambierà. Dopo due anni lascerà il villaggio natale per trasferirsi a molti chilometri di distanza, e suo malgrado diventerà “donna”. Il testo è meraviglioso anche per i termini indiani che ci regala con naturalezza (Namaste, chapati, pradhan, dacoit, Chalo) che immergono il lettore in un’atmosfera lontana, ma al contempo vicina. Una donna piccola e “fragile” fonda la Gulabi Gang. Questo è il nome del sari rosa che Sampat sceglie come simbolo del gruppo di donne di cui si proclama capo. Le donne camminano armate di un lathi e trovano un modo efficace ed originale per fare valere i propri diritti. Ma Sampat spesso viene interpellata anche per sedare una banale lite per il possesso di due capre. E’ impossibile non innamorarsi di una donna che dice alle sue sorelle: “Se vi guardate la mano aperta, le dita hanno l’aria di essere cosi’ sole, ma se le chiudete allora vi rendete conto che potete battervi”. Trovo che questo sia un messaggio di speranza molto concreto per i milioni di donne che ogni minuto, in tutto il mondo muoiono in nome di un femminicidio troppo spesso volutamente celato. [kb]
261 p.